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Portale dell'Anatolistica fiorentina
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L’Anatolistica a Firenze e la figura di Pugliese Carratelli

pugliese carratelli

È con Giovanni Pugliese Carratelli e i suoi allievi, tra cui figura da subito come assistente volontaria una giovane Fiorella Imparati (1930-2000), che si apre l’importante stagione degli studi di Anatolistica a Firenze.

 

Laureatosi a Napoli nel 1921, a soli vent’anni, con lo storico Emanuele Ciaceri, Pugliese Carratelli aveva svolto attività universitaria a Catania e, dal 1950, a Pisa. La sua attività scientifica si caratterizza per uno spettro di interessi eccezionalmente ampio, che spazia dalla Magna Grecia alla grecità d’oriente e al mondo anatolico preclassico e classico, con particolare attenzione per le regioni più occidentali dell’Anatolia e all’area egea. Sua, ad esempio, la prima edizione, nel 1945, delle iscrizioni preelleniche in lineare A rinvenute ad Haghia Triada.

In questo senso Pugliese Carratelli non è stato propriamente un orientalista, ma piuttosto un erudito eccezionalmente versatile, capace di allargare verso oriente gli orizzonti dei propri interessi classici (ci si limiti a ricordare qui, tra i tanti i suoi contributi all’epigrafia greca e romana, l’edizione delle Tabulae Herculanenses e quella delle lamine di Pyrgi) con un approccio innovativo, teso all’indagine dei contatti tra il mondo greco e romano e l’oriente mediterraneo, tra Asia ed Europa, da un lato tramite lo studio filologico delle fonti classiche nel confronto con quelle originali (esemplare in questo senso la sua edizione degli editti del re Ašoka, del 1961), dall’altro con la costante attenzione rivolta alle scoperte archeologiche ed epigrafiche in area egea e anatolica.

Tale approccio emerge con evidenza anche dai suoi lavori di carattere ittitologico, i quali, seppur per certi versi datati in alcune valutazioni, mantengono una validità e un interesse notevoli, e sono esemplari della capacità di Pugliese Carratelli di unire il rigore filologico nell’analisi del testo ad  una ampiezza argomentativa di carattere più tipicamente storiografico. Una tendenza, questa, che è rimasta, assieme all’attenzione per il fattore religioso – anch’essa una costante nel metodo storiografico di Carratelli – un elemento caratterizzante della scuola fiorentina di studi ittitologici.

 
ultimo aggiornamento: 11-Gen-2016
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