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Portale dell'Anatolistica fiorentina

Anuwanza e Hanikuili: due scribi di Hattusa

In epoca imperiale e in particolare nel periodo di Ḫattušili III e Tutḫaliya IV, Ḫattuša è sede di due grandi “scuole” scribali, quella del capo degli scribi Walwaziti e quella di Anuwanza, dignitario di corte e signore di Nerik. Altri gruppi di scribi, contemporanei o di alcuni decenni successivi, sembrano derivare o dipendere comunque da queste due scuole. Poiché non c’è il tempo di descrivere in particolare i caratteri di questi due grandi gruppi di scribi mi limiterò a riportare alcuni degli elementi dell’operato e dei compiti dell’equipe di Anuwanza. Quello che interessa in questa sede non è legato alla composizione della sua equipe ma al modo e al luogo in cui gli scribi operavano per la classificazione e l’archiviazione dei testi.

Anuwanza è sempre attestato come supervisore di scribi e in questa veste è citato nei colofoni dagli scribi che lavoravano con lui. Nei testi porta chiaramente il titolo di SAG o SAG ekallim, dignitario di corte, e signore di Nerik. Sebbene Anuwanza non sia l’unico scriba a portare il titolo di SAG tuttavia è l’unico che compare in questa veste nei colofoni. Gli scribi da lui diretti copiano soprattutto testi religiosi. Abbiamo solo un caso di testo a carattere politico ed è l’istruzione per i guardiani delle porte CTH 263.

Anuwanza non è mai estensore di questi documenti se non in un caso, cioè in KBo 45.37 un frammento di festa, trovato nel Haus am Hang, che riporta nel colofone:

“Mano di Anuwanza, lo scriba. Tavola di Hatti”.

Kbo 45.37r Kbo 45.37v
Recto e Verso del frammento KBo 45.37. Fonte: Hethitologie-Portal Mainz

 

Anche se il nome di Anuwanza in questo colofone non è completo siamo sicuri che la tavola appartenga a lui perché, oltre alla parte iniziale del suo nome, riporta la dicitura TUPPU  URUHatti.

L’espressione in questione è un elemento legato alle attività dell’equipe di Anuwanza. Sebbene possa sembrare un’espressione ovvia e generica per tavole prodotte a Ḫattuša essa si ritrova essenzialmente in colofoni di testi scritti sotto la supervisione di questo personaggio. Più raramente in testi che non hanno tramandato alcun nome di supervisore. Si tratta in ogni caso di tavolette che risultano copie di originali più antichi.

Un esempio interessante è il colofone della tavola KUB 26.28, firmata dallo scriba GIŠ.GI.PÌRIG-i, appunto sotto la supervisione di Anuwanza.

Il testo è una istruzione per il personale di guardia alle porte della città e il suo colofone riporta che questo scriba si è occupato di copiare il testo sotto la supervisione di Anuwanza. La frase si chiude con la dicitura TUPPU  URUHatti.

Un’ulteriore e più tarda copia di questa composizione, KBo 5.11, è firmata da uno scriba di nome Šakkapi. Šakkapi copia il testo, esattamente un duplicato del precedente al cospetto di Angulli, uno scriba che a sua volta da giovane, aveva fatto parte del circolo di Anuwanza e poi era diventato supervisore. In questo caso, tuttavia, la frase in questione non compare.

KUB 26.28

Porzione del KUB 26.28. Fonte: Hethitologie-Portal Mainz

 


Quindi la frase TUPPU URUHatti è certamente tipica della scuola di Anuwanza ma si presenta comunque legata ad un preciso momento storico. Non si tramanda dunque nelle abitudini scribali di questa equipe.

Essa sembra dunque legata ad un compito specifico di certi scribi. L’analisi dei testi permette di ipotizzare che si riferisca al processo di recupero di tavole antiche conservate a Ḫattuša prima dell’epoca di Muwatalli. Del resto il costrutto TUPPU URUḪatti è spesso associato anche all’espressione ANA GIŠ.ḪUR-kán handan, riferita a tavolette che venivano approntate sulla base di un originale.

 

Come ho già detto tra i colofoni di tavole che conservano l’espressione TUPPU  URUḪatti ve ne sono alcuni riportano la firma dello scriba copista ma non tramandano il nome di alcun supervisore.

La mia proposta è che queste tavole rientrino sempre nello stesso programma di recupero di tavole antiche e che quest’ultima fosse in un determinato periodo proprio una parte dell’attività dell’equipe di Anuwanza.

Gli scribi esperti non avevano bisogno di un controllore che certificasse la validità e la precisione della loro opera. D’altra parte possiamo ritenere che l’attività di ciascuno scriba fosse regolata da un’amministrazione che decideva quali tavole dovessero essere copiate, conservate e archiviate.

 

Uno di questi testi è il colofone di un rituale di origine medio ittita per l’intronizzazione di Tuthaliya III. La copia di epoca imperiale, KBo 10.34, è scritta da Hanikuili, uno scriba molto noto come copista di testi. La sua firma si trova nei colofoni di due rituali magici: una versione del rituale contro le liti in famiglia, noto come rituale di Maštigga, e una copia di un rituale contro l’impotenza, chiamato rituale di Anniwiyani. Egli è inoltre il copista di una tavole delle leggi ittite. Questo testo fu scritto sicuramente in una fase tarda della sua carriera visto che si presenta come testo senza errori, senza cancellature e con una disposizione dei segni sulla superficie scrittoria molto precisa.

La varietà di testi copiati da Hanikuili dimostra che gli scribi erano per lo più versatili e non si specializzavano nella copiatura di precise categorie di testi.

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Colofone del KBo 10.34. Fonte: Hethitologie-Portal Mainz

 

Il motivo per Ḫanikuili avesse ricevuto l’incarico di copiare il rituale di intronizzazione per Tuhaliya III può avere motivazioni storiche: Ḫattušili III nel corso del suo regno cominciò  a favorire l’ascesa al trono del figlio che diventerà sovrano come Tutḫaliya IV. Sappiamo che egli cercò di sostenerne la legittimità attraverso una vasto programma religioso visibile per noi attraverso una quantità di investigazioni oracolari e il recupero di testi antichi che potessero servire all’occasione. Il rituale di intronizzazione è uno di questi testi.

Il colofone dice:

“Prima Tavola del rituale della regalità. Quando Tutḫaliya figlio di Arnuwanda gran re si sedette sul trono di suo padre, in quell’occasione celebrarono questo rituale della regalità. Non completo.

Tavola di Ḫatti. Mano di Hanikuili, figlio di NU.GIŠ.SAR”

 

Nell’ultima riga del testo lo scriba ha iniziato a scrivere qualcosa ma poi ha cancellato la frase. Il segno PA è ancora visibile. La possibile idea è che Ḫanikuili avesse cominciato a scrivere la formula in cui dichiarava la sua affiliazione a un gruppo: PANI (di fronte a) seguito dal nome del supervisore. E che poi per qualche motivo l’avesse cancellato.

La presenza in questo colofone dell’espressione TUPPU  URUḪatti fa pensare alle tavole composte in presenza di Anuwanza.

Un elemento importante che si può aggiungere a questo punto è che tale espressione non si riferisce a tavole culturalmente ittite. Il testo in questione è infatti un rituale di origine meridionale con formule in lingua hurrita.

Che la preparazione del rituale šarrašši fosse un compito della scuola di Anuwanza è dimostrato dal colofone di un’altra tavola appartenente a questo rituale, oggi conosciuta come KBo 34.195. Anche in questo caso il nome del grande dignitario deve essere integrato nella lacuna. Tuttavia l’integrazione è assicurata dalla presenza del titolo SAG. Anuwanza è infatti l’unico SAG a essere menzionato nei colofoni. Anche in questo frammento abbiamo l’espressione TUPPU URUHatti.


Bisogna inoltre notare che la versione tramandata in KBo 34.195 è parallela ad una tavola medio ittita, KUB 11.31+ KBo 49.32 + FHL 45, l’unico esemplare di epoca più antica di questo rituale appartenente alla terza tavola della composizione. Questa tavola proviene dal HaH. La sua copia tarda, KBo 34.195, composta in epoca di Anuwanza, quindi nel XIII secolo invece viene riposta a Büyükkale, esattamente come la copia scritta da Hanikkuili facente riferimento alla stessa composizione ma appartenente alla prima tavola. Altri frammenti della prima tavola si trovano nel Haus am Hang.

L’esemplare medio ittita, KUB 11.31+, quello appunto ritrovato nel HaH, ha un colofone molto simile a quello conservato nella copia di età imperiale scritta da Hanikuili. La seconda parte del titolo infatti dice:

“Quando Tuthaliya, gran re, figlio di Arnuwanda, si sedette sul trono di suo padre, in quella occasione fecero questo rituale”.

A differenza della tavola di Hanikuili, questa tavoletta medio ittita però manca della espressione TUPPU URUḪatti.

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Recto e Verso della tavola KUB 11.31.
Fonte: Hethitologie-Portal Mainz


Abbiamo, dunque, una composizione che nell’epoca imperiale si ritrova in due edifici della capitale: il Haus am Hang da cui vengono una tavola originale dell’epoca di Tutḫaliya III e alcuni frammenti tardi, e il palazzo reale da cui vengono due versioni prodotte apparentemente per Tutḫaliya IV.

 

Sappiamo che a comporre almeno una di queste versioni fu la scuola di Anuwanza e possiamo ipotizzare che lo stesso Hanikuili rientrasse nella sua equipe. Del resto questo scriba aveva un fratello Ziti che faceva il suo stesso mestiere e lavorava proprio alle dipendenze di Anuwanza.

Ci possiamo forse spingere oltre nella ricostruzione dell’archiviazione di questi manoscritti e dire che essi furono prodotti nel Haus am Hang e che le versioni finali furono infine collocate nelle stanze di Büyükkale.

Infatti il lavoro di Hanikuili è documentato nel Haus am Hang. Da qui viene la copia da lui preparata del rituale di Maštigga.

Lo stesso Anuwanza è scriba di un unico manoscritto e questo viene sempre dal Haus am Hang. Invece tutti i testi dei suoi scribi sono stati ritrovati nelle stanze della cittadella.

 

In ultima analisi la presenza nei colofoni dell’espressione TUPPU URUḪatti rappresenta un criterio interno ad uso di una equipe scribale. Essa ci fornisce elementi per ricostruire alcuni dei compiti di un particolare circolo di scribi, i luoghi di Ḫattuša in cui lavorarono alla produzione dei testi e i depositi che furono la destinazione finale delle loro opere in un momento determinato dell’epoca imperiale.

 
ultimo aggiornamento: 08-Feb-2016
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