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Portale dell'Anatolistica fiorentina

Gli studi di Pugliese Carratelli sugli Ittiti

Tra i lavori più significativi in ambito anatolistico di Pugliese Carratelli si segnalano i seguenti contributi:

 

   -   “Aḫḫijavā, Lazpa et leurs divinités dans KUB V 6” (1950)

   -   “Su alcuni aspetti della monarchia etea” (1959)

   -   “Il "re di Aḫḫijawa" nel trattato di Tudḫalijas IV con Ištarmuwas”(1960)

   -   “Gli lttiti nella storia dei Vicino Oriente” (1965)

   -   “Sulla stele neotea di Malatya”(1969)

   -   “La clausola dei 'Testamento' di Ḫattusili I”(1994)

   -   “Le divinità di Ahhiyawa e Lazpa e l'Achaía di Ialysos”(1996)

 

Da una semplice osservazione dei titoli emergono con evidenza alcune delle linee di tendenza del suo approccio allo studio dell’Ittitologia.

 

Accanto allo studio rivolto a documenti di grande significato per la nostra comprensione delle fasi più arcaiche del Regno ittita, come il cosiddetto “testamento di Ḫattušili I”, si osserva infatti la grande attenzione mostrata da Pugliese Carratelli verso il regno di Aḫḫijawa. Si tende oggi a ritenere che con questo nome, già accostato da Emil Forrer al termine Achei, gli Ittiti identificassero l’elemento miceneo con cui entrarono in contatto nell’Anatolia occidentale e con cui interagirono per tutto il corso del XIII secolo a.C.. Ancora irrisolte rimangono invece le questioni relativa all’esatta connotazione politica dell’espressione ‘Aḫḫijawa’, e alla sua localizzazione geografica.

 

Nel primo dei suoi contributi alla questione, “Aḫḫijavā, Lazpa et leurs divinités dans KUB V 6” , pubblicato in Jahrbuch für Kleinasiatische Forschung nel 1950, Carratelli sostiene l’identificazione di Aḫḫjawa con Rodi e del toponimo Lazpa, anch’esso documentato nelle fonti ittite, con Lesbo, sulla base dell’associazione tra le due divinità menzionate nel testo ittita KUB 5.6 in relazione ai toponimi con le due dee venerate, secondo le fonti classiche, a Lindos e Pirra, assimilate rispettivamente ad Atena e a Era.

 

La questione di Aḫḫijawa è ancora al centro del saggio pubblicato su La Parola del Passato n. 74, “Il "re di Aḫḫijawa" nel trattato di Tudḫalijas IV con Ištarmuwas”, del 1960, dove Pugliese Carratelli, partendo dall’analisi del testo ittita KUB 23.1, affronta il problema della natura delle relazioni politiche tra gli Ittiti e il regno di Aḫḫijawa, il cui re è menzionato nel documento tra i sovrani con cui l’impero ittita intrattiene rapporti paritari. Anticipando considerazioni di H.G. Güterbock (1983) e altri studiosi successivi, Carratelli si sofferma in particolare sulla possibilità che l’abrasione del titolo del re di Aḫḫijawa sulla tavoletta cuneiforme indichi una sua volontaria cancellazione dalla lista dei re di pari rango, e dunque un ridimensionamento del ruolo dell’entità politica micenea sullo scenario vicino-orientale nella seconda metà del XIII secolo, periodo che coincide con l’inizio di profondi sommovimenti che avrebbero portato al collasso dei sistemi statali del Mediterraneo orientale.    

 

Dall’analisi dei due saggi risulta evidente dunque come gli interessi ittitologici di Pugliese Carratelli vertessero significativamente verso quelle aree che più direttamente si connettono con il mondo egeo.
Esemplare in tal senso è il lavoro parallelo da lui condotto sulla regalità ittita e sulla regalità micenea, i cui risultati furono pubblicati in due saggi del 1959, intitolati rispettivamente “Su alcuni aspetti della monarchia etea” e “Aspetti e problemi della monarchia micenea”.
Il primo costituisce una eccellente riflessione sui principali problemi legati alla regalità ittita, che, secondo l’attenta analisi di Pugliese Carratelli, procederebbe dalla consacrazione del re e della regina come sacerdoti della divinità solare. Particolare attenzione è rivolta ai termini labarna e tawananna, “re” e “regina”, i quali vengono da lui ricondotti al sostrato culturale hattico, ma che gli studiosi tendono oggi ad analizzare piuttosto come nomi di origine luvia. Eventuali elementi di connessione tra la monarchia ittita e quella micenea vengono valutati ma sostanzialmente esclusi, trattandosi di elementi comuni ad ogni società palaziale che non consentono, in quanto tali, di ipotizzare un eventuale legame tra due sfere culturali.

 

Le riflessioni di Pugliese Carratelli sullo stato ittita e sul significato da esso assunto nel quadro dello sviluppo storico del Vicino Oriente antico confluirono nel saggio Gli Ittiti nella storia del Vicino Oriente, esemplare della capacità dello studioso di tracciare, partendo dallo studio accurato delle fonti, dei quadri di grande sintesi storiografica.

 

Non estraneo, seppur relativamente marginale nella vasta sfera di interessi di Pugliese Carratelli, fu anche il mondo degli stati neo-ittiti. La pubblicazione, da parte del suo allievo Paolo Emilio Pecorella (1934-2005), di una stele rinvenuta nel 1967 nella città di Malatya, nella odierna Turchia sud-orientale, fornì a Pugliese Carratelli l’occasione di cimentarsi nell’interpretazione della figura rappresentata sulla faccia anteriore della stele, sovrastata da un disco solare alato e dal segno geroglifico luvio indicante il sole. Le sue considerazioni, pubblicate nel breve saggio “Sulla stele neoetea di Malatya” del 1969,  tendono ad escludere che l’immagine rappresenti un sovrano divinizzato. Secondo Pugliese Carratelli si tratterebbe piuttosto della divinità solare protettrice della regalità, a sua volta rappresentata dal disco solare alato raffigurato sulla stele. 

 

Ai numerosi contributi scientifici di Pugliese Carratelli si accompagna poi il suo instancabile impegno editoriale. Al suo impulso, profuso durante gli anni di attività accademica a Firenze, si devono infatti la pubblicazione di Decifrazione delle scritture e delle lingue scomparse di J. Friedrich (1961) e  soprattutto la traduzione italiana del volume The Hittites di O. Gurney, la cui prima edizione italiana, del 1962, era preceduta da un’introduzione dello stesso Pugliese Carratelli. A questi si aggiunge la pubblicazione, nel 1955, del celebre testo divulgativo di Ceram, Il libro delle rupi, anch’esso accompagnato da una prefazione di Pugliese Carratelli. Il suo impegno editoriale sarebbe proseguito anche dopo il trasferimento a Roma, dove venne pubblicato, nella serie degli Incunabola Graeca, il libro Le leggi ittite di Fiorella Imparati.

 
ultimo aggiornamento: 07-Dic-2015
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